Finchè morte non ci divida……….

23 Marzo 2007 46 commenti



Si dice a volte che i figli soffrano per la separazione ma è forse meno vero che soffrano anche dei conflitti, di un rapporto forzatamente normale ma saturo di rancori e silenzi?
La chiesa non accetta chi si separa e poi si risposa, ma se due persone corrono il rischio continuando a convivere di far ?La guerra dei Roses?? Mettendo in pratica ?finché morte non ci divida?? Ma del resto con quanta sofferenza spesso ci si avvicina al divorzio essendo consapevoli che non c’è mai un vincitore ma solo gradazioni di sconfitte, per la privazione di entrambi di una promessa mancata.
E se anche a noi un giorno venisse voglia di appenderci al lampadario?

Uno stralcio di vita ?..

Il concerto stava per cominciare, Ingrid, tipica tedesca dai lunghi capelli biondi gli occhi color ambra e i lineamenti da cammeo, si alzò per andare a prendere una birra. La fila al bar era piuttosto lunga ma Alberto, italiano, colpito dalla sua bellezza , con la gentilezza di cui sono capaci solo gli italiani, si fece strada e le porse la birra.
Fu lunghissimo e interminabile il momento in cui si fissarono, Alberto non ci pensò su due volte e la seguì unendosi alla variegata comitiva di cui Ingrid faceva parte. Lei aveva conosciuto tante persone nel suo lungo viaggio incominciato quando, da brava figlia dei fiori, era partita alla scoperta del mondo abbandonando la sua famiglia. Aveva 18 anni e con pochi marchi in tasca, andò in Giamaica, poi fu la volta della Grecia ed ora perlustrava l?Italia.
Alberto aveva invece un trascorso più severo, ragazzo italiano ribelle che dal clima del ?68 aveva preso soprattutto l?alcool, il sesso e le droghe. Era dotato di un fascino magnetico con le donne, forse dovuto ai suoi occhi verdi, con lunghe ciglia nere e fitti ricci, che lo rendevano tanto zigano. Fu quel giorno che nacque la loro storia, un vero e proprio colpo di fulmine.
Ingrid stava seduta sul divano del suo bilocale fatiscente, era distrutta dal lavoro che aveva dovuto accettare per mantenere la famiglia visto che Alberto non aveva nessuna intenzione di lavorare. Osservava il fuoco del camino e ripensava a quel concerto, al suo incontro con Alberto, e proprio non riusciva a capire come quell?amore magico potesse essersi trasformato in un incubo.
Di una cosa sola era consapevole, era invecchiata precocemente. Ogni volta che si guardava allo specchio si vedeva spenta, l?ombra di se stessa.
Odiava i suoi passi quando, fradicio di alcool, Alberto rientrava polverizzandola col suo sguardo e schifato la trattava da cretina. Spesso arrivava in compagnia di amici della peggior feccia che si univano a lui nel ridicolizzarla .
Ingrid quando litigavano desiderava vomitargli addosso tutto ciò che provava ma poi le mancavano le forze, cominciava a tremare, le si chiudeva la gola, non riuscì a reagire nemmeno quando colto da un raptus lui le bruciò tutti i suoi adorati libri,o quando regalò il suo cane ad un cacciatore.
Era incredibile, lei che aveva girato il mondo in autostop, che aveva imparato tre lingue, che leggeva più libri di una biblioteca, davanti al suo aguzzino, si sentiva fragile, prigioniera di se stessa.

Tante volte avrebbe voluto scappare ma non voleva privare sua figlia della famiglia, e ricorreva a mille artefici, per nasconderle la verità.
Ma Greta nonostante i suoi 15 anni era saggia come una ventenne, e aveva capito benissimo quanto fosse conflittuale la relazione dei suoi genitori. Più di una volta soffocata da quell?aria satura di incomprensioni e di ripicche sognava la fuga, ma temeva troppo per sua madre e mai avrebbe potuto abbandonarla.
Quel giorno Ingrid lo sentì rientrare, come sempre sbronzo, ma un brivido le percorse la schiena quando, spalancando la porta, le chiese dove fosse sua figlia. Era stravolto, paonazzo dall?alcool, con gli occhi iniettati di sangue. Lei sapeva benissimo dove fosse Greta, ma consapevole della folle gelosia del marito, mentì dicendogli che era andata a studiare da un?amica.
Alberto conosceva già la verità, era reduce dall?inseguimento di Greta e l?aveva vista baciarsi col ragazzo, ma fece quella domanda, nella speranza di coglierla in fallo e di sfogare la rabbia che lo macerava. Udita la sua risposta, infatti, la tempestò di calci lasciandola a terra tramortita, poi uscì di corsa.
Ingrid non seppe mai che cosa avvenne in quell?ora in cui era intenta a mascherare i lividi, e credette di morire quando sentì aprire la porta e vide entrare Alberto e Greta. Avevano entrambi il gelo negli occhi, lui si precipitò in bagno e la ragazzina con un espressione incredibilmente adulta, le si avvicinò, le accarezzò teneramente il viso e sussurrando le disse: ?basta!!!? dopodichè corse in camera, tornò con due valigie, prese per mano sua madre e sparirono dalla vita di Alberto

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Spesso il male di vivere ho incontrato………

15 Marzo 2007 34 commenti


Il principio di conservazione?.

A volte la nostra vita segue un percorso che casualmente coincide con quello che ci siamo prefissati,a volte il corso del nostro fiume subisce una deviazione ” Spesso il male di vivere ho incontrato: era il rivo strozzato che gorgoglia” ma il principio di conservazione dovrebbe portarci a saper tradurre i messaggi. La paura serve alla specie per la conservazione,ma noi la interpretiamo come una forma di debolezza ,non pensando che forse il panico nasce per la paura della paura, per la paura di lasciarsi andare?.,per la difficoltà di lasciar fluire le emozioni ed il mare dentro di noi si ingrossa,cerca di rompere gli argini, perché noi non gli consentiamo di condurre il suo moto perpetuo?non gli permettiamo di incresparsi e poi di rilassarsi..

Li aspettavano a Montecarlo per le 12, presero la nave e poi proseguirono il viaggio in auto.
Era stato tutto talmente complicato, sino a quel momento, che ancora non erano riusciti ad assaporare il gusto della libertà.
Prima di partire, avevano vissuto l?ultima situazione squallida, la madre di Bruno aveva preteso tutti i loro risparmi per ultimare la costruzione della casa, era pur vero che sarebbe stata la loro casa, ma Bruno e Sandra avrebbero voluto decidere in prima persona quale sarebbe stato il loro futuro. Per amor di pace cedettero per l?ultima volta ai ricatti affettivi.
Partirono con il tanto necessario per vivere.
Erano riusciti finalmente a sposarsi, pochi giorni prima, con una cerimonia semplice in comune, ed i genitori di Bruno che ostacolavano da più di dieci anni la loro relazione non vollero presenziare.
Il viaggio era stato esilarante,parlavano ininterrottamente del futuro,dei loro sogni e ridevano dei problemi lasciati alle spalle godendo in pieno del senso di forza che sempre ti viene quando assapori il piacere della vittoria.
Bruno aveva lottato tanto con i suoi genitori, per difendere i suoi ideali, ma loro non condividevano nessuna delle sue scelte. Desideravano per lui un futuro da ingegnere e invece decise di fare il musicista, anzi sarebbe più giusto dire che la musica aveva deciso per lui.
All?età di appena 6 anni infatti, quando la maestra chiese chi volesse studiare pianoforte, la sua mano si sollevò e nemmeno lui seppe mai spiegarsi come avvenne. Si rivelò in seguito un incontro deciso dal destino dato che manifestò subito doti eccezionali.
Aveva ben chiaro nella mente il suo futuro, fare il direttore d?orchestra e sposare Sandra, una donna adorabile che lo stimava e lo faceva sentire tanto forte, da poter combattere qualunque avversità.
Ma i suoi, nonostante fossero di estrazione umile, volevano che sposasse una donna ricca e Sandra era una semplice insegnante. Avevano tentato in tutte le maniere di rovinare il suo rapporto persino ricorrendo alle bugie e ai musi. Sì, i musi. Il metodo da loro preferito per manifestare il dissenso e far sentire Bruno in colpa.
E forse proprio per questo Bruno desiderava partire, era arrivato finalmente il momento tanto atteso, partire il più lontano possibile da quei musi e da quel silenzio.
A Montecarlo lo attendevano perché avrebbe dovuto dirigere una Butterfly, in pratica aveva unito l?utile al dilettevole: quello era il suo viaggio di nozze ma anche un?occasione di lavoro.
Arrivarono a destinazione, Sandra aveva un terribile mal di testa, cercarono una farmacia e comprarono un analgesico.
Arrivati all?appuntamento furono accolti con grande calore; dopo un lauto pranzo in compagnia e un riposo decisero di fare un salto al casinò. Erano entrambi elettrizzati , Bruno rideva felice e allegro come non mai, Sandra era entusiasta, aveva dato una brusca sterzata alla sua vita, abbandonando il suo posto di lavoro ma per lei ne valeva la pena dato che il suo fine era vivere finalmente la sua vita con Bruno senza intromissioni.
Dentro la sala l?aria era irrespirabile, Sandra sentì l?esigenza di allontanarsi per riprendere un po? di fiato.
Bruno giocava alle slot quando sentì un gran vociare e notò un capannello di gente, si avvicinò incuriosito e vide una donna stesa sul pavimento, la sagoma aveva un non so ché di familiare. Rimase immobile, raggelato per pochi secondi, ed ebbe l?impressione che il tempo si fosse fermato.
Da presunto spettatore dovette convincersi di essere diventato attore, la donna era proprio Sandra che lentamente si stava riprendendo, con un?espressione strana in viso che la rendeva distante e smarrita.
Arrivò l?ambulanza che li portò all?ospedale.
Bruno durante il percorso rivide la sua vita e capì che il senso di immortalità, quello che quando sei giovane ti fa pensare che le brutte storie succedano solo agli altri, cominciava a vacillare e si sentì fragile come mai avrebbe pensato di poter essere.
In ospedale visitarono Sandra e il medico sdrammatizzò dicendo che aveva solo bisogno di riposare, ma Bruno la vedeva così distante? aveva provato a baciarla, ma lei lo aveva allontanato
ed i suoi occhi avevano perso la brillantezza, quella brillantezza che tanto li caratterizzava.
Andò in albergo, non avrebbe voluto lasciarla sola, ma il medico fu così rassicurante che represse quella strana sensazione di pericolo pensando che fosse solo ansia.
Non dormì tutta la notte, la mattina si precipitò in ospedale con la speranza che tutto fosse tornato come prima, che Sandra si fosse ripresa, che potesse accompagnarlo alla prova, che stesse ad ascoltare tutti i suoi dubbi, come sempre faceva, nel suo magnifico amore simbiotico.
Arrivò, e il medico con un?espressione imbarazzata di circostanza, gli comunicò che Sandra era entrata in coma, probabilmente a causa di un?emorragia cerebrale. Ebbe subito l?impressione di essersi sdoppiato e che qualcun?altro parlasse per lui, e il suo doppio, quello che parlava, sembrava non provasse nessuna emozione, la sua voce era estremamente calma e indifferente, l?altra parte di se era come raggelata, immobile nello stupore, del resto suo padre aveva sempre trovato ridicoli gli uomini che piangono.
Sandra non si riprese dal coma neppure quando, grazie all?interessamento di Grace Kelly, fu riportata al Gemelli in elicottero e operata. Bruno nel frattempo aveva concluso il suo lavoro con successo, e continuava a sentirsi terribilmente distante come se tutto fosse avvenuto ad un altro. Non reagì neppure quando in parecchi insinuarono che lui non amasse realmente Sandra,dato che non urlava il suo dolore,o quando la polizia sospettò che l?avesse picchiata; a dire il vero anche lui si meravigliava delle sue reazioni e del fatto che non gli scendesse neppure una lacrima.
Sei mesi dopo in una serata come tante, a Roma, al teatro dell?Opera mentre ascoltava la Butterfly, fu assalito da una sensazione di panico terrificante, cominciò a sudare, ad avere le vertigini, a non riuscire a respirare, le lacrime gli sgorgavano senza sosta senza che lui potesse più controllare le sue emozioni; pensò di morire.
Da quel giorno gli attacchi di panico diventarono per lui il pane quotidiano e quella che avrebbe potuto essere una carriera sfolgorante subì parecchi arresti; purtroppo il tempo per lui si era fermato quel lontano giorno al casinò di Montecarlo.
Forse Bruno non aveva saputo interpretare il messaggio di Lavoisier ?nulla si crea,nulla si distrugge,ma tutto si trasforma?

Storie di Litio e di "Matti da Slegare"

8 Marzo 2007 33 commenti


“Un?idea a volte nasce da una musica,la prima che si ascolta e che a volte ti accompagna per tutta la giornata,ascoltavo mtv e mentre facevo colazione mandavano il video degli Evanescence e mi è venuto in mente questo spaccato di vita??.
“Storie di Litio e di matti da slegare?

Mi dai una sigaretta??? dai tolgo la maniglia e tu me la passi dal buco???Marta non fece a tempo a passargli la sigaretta,perché sentì la voce tonante dell?infermiere che inferocito si rivolse a Marco: ?Hai già fumato le tue quattro sigarette!!! smettila non vorrai che ti leghi al letto??
Marco,avrebbe dato tutto per avere una sigaretta o un cappuccino,ma si allontanò bofonchiando imprecazioni a denti stretti.
Era l?ora della visita, Marta entrò munita di vassoio di paste e di pacchetti di sigarette nascosti nella borsa, si avviò verso la sala mensa, intimorita (sì,intimorita perché la pazzia fa sempre paura a chi ha paura di impazzire).
Scorse l?esile figura dai lunghissimi capelli avvolta in una vestaglia azzurra come il cielo, che le si avvicinò e disse: ?Lo spirito santo mi ha portato un dono, nascerà e morirà in croce per salvare noi tutti?; un brivido le percorse la schiena ed una voce alle sue spalle la fece sobbalzare ?lascia perdere quella là, è matta?, ?Da quando è morto il suo bambino è convinta di essere la madonna? disse Roberto.
Roberto era suo amico da tanto tempo, aveva un?intelligenza fuori dal comune, ex enfant prodige, suonava la chitarra divinamente, aveva parecchie carte in regola per essere un buon figlio, ma il padre non gradiva la sua omosessualità. Era là perché la famiglia aveva chiesto un ricovero coatto dopo che: aveva spaccato con il gomito una porta a vetri, dipinto le pareti della sua casa con scritte ermetiche,studiato a memoria il corano e diceva di sentire il grande fratello(canale 5) parlargli dalle pubblicità. Roberto non sopportava di stare in quel posto in cui ti appiattiscono gli umori con il serenase o con il litio che lui definiva le droghe di stato, aveva provato cosa vuole dire stare legato al letto con il cervello in vacanza e le persone che gli stavano intorno lo indisponevano, erano tutte a detta sua così ?stupidamente matte?.
Marta cercava disperatamente di riportarlo alla realtà, o perlomeno a quella che lei pensava fosse la realtà. In effetti da un po?di tempo era piuttosto confusa si domandava quale fosse il filo che separa la pazzia dalla saviezza ma non trovava risposte, sospettava però che bastasse lasciarsi andare o accanirsi su di un unico pensiero per varcare il confine.
Ogni volta che provava, a riportare Roberto alla ragione le veniva in mente quando, dopo il litigio con suo marito, spaccò il vetro della porta e le notti trascorse in veranda a piangere seduta sul pavimento?., alla disperata ricerca di un po?d?affetto ma Sauro ?cuore di ghiaccio? non sapeva dare l?affetto.
Quante volte si era sentita dire da lui ?sei pazza, fatti curare?e lei sentiva che se avesse avuto da parte sua qualche carezza e un po? di dialogo anziché le serate passate davanti alla tv in quel tombale silenzio?.. sarebbe tornata normale, meravigliosamente normale.
Marta e Roberto si diressero verso la sala mensa per procurarsi un tavolo ma non fecero a tempo a posare le paste perchè Margherita urlò:? E? pieno di microbi!!! Aspetta, prima pulisco.? Marta per un istante pensò che fosse la voce di un?infermiera, ma Roberto levando gli occhi al cielo disse: ?Quella scema è uscita di testa perché stava sempre pulendo e il marito l?ha mollata per una ragazza di 25 anni?.
Margherita puliva sempre la sala mensa, gli infermieri le avevano fornito lo spray disinfettante e lo straccetto e lei da brava casalinga sterilizzava tutto alla perfezione.
Fecero appena in tempo a sedersi e furono attorniati da un folto gruppo di persone che cercavano disperatamente di avere il primo posto in palcoscenico, i discorsi si accavallavano, di volta in volta ognuno cercava di rubare l?attenzione di Marta attorniandola e tempestandola di carezze e complimenti, tutti avevano un disperato bisogno di parlare e una storia incredibile da raccontare.
Marta irrigidita sentiva l?adrenalina gonfiarle le vene, aveva paura, una dannata paura di oltrepassare il confine, paura di quel contatto fisico così diretto,paura di essere scambiata per una di loro,paura di lasciarsi andare e sentiva nella sua mente le parole del marito rimbombare ?sei pazza, fatti curare??poi improvvisamente sentì i suoi muscoli rilassarsi e una strana calma la pervase.
Al suo fianco Paolo,un ragazzo di vent?anni raccontava la storia tragicomica della sua vita piena di tentati suicidi colorendo però il racconto di battute sagaci,tutti ridevano, anche lei rise,rise con loro a crepapelle, le sue paure erano svanite .Ma l?apice del divertimento arrivò quando aprì la borsa e distribuì le Marlboro rosse,mentre Paolo astutamente distraeva gli infermieri (c?è chi li chiama pazzi!).Era diventata loro complice; e per un attimo pensò che i veri pazzi fossero fuori dall?ospedale.
La visita era terminata,Marta si avviò verso casa con una strana consapevolezza,aveva l?impressione che di colpo la sua confusione fosse svanita, la sera si sentì lucida come mai le era successo sino ad allora.
Calma , pacata e decisa comunicò a Sauro che voleva separarsi.

Lithium-Evanescence

Lithium, don’t want to lock me up inside
Lithium, don’t want to forget how it feels without
Lithium, I want to stay in love with my sorrow
Oh but God I want to let it go
Come to bed, don’t make me sleep alone
Couldn’t hide the emptiness, you let it show
Never wanted it to be so cold
Just didn’t drink enough to say you love me
[Chorus]
I can’t hold on to me
Wonder what’s wrong with me
Lithium, don’t want to lock me up inside
Lithium, don’t want to forget how it feels without
Lithium, I want to stay in love with my sorrow
Don’t want to let it lay me down this time
Drown my will to fly
Here in the darkness I know myself
Can’t break free until I let it go, let me go
Darling, I forgive you after all
Anything is better than to be alone
And in the end I guess I had to fall
Always find my place among the ashes
[Chorus]
Oh but God I want to let it go

Litio, non voglio rinchiudermi dentro di me
Litio, non voglio dimenticare come ci si sente senza
Litio, voglio restare innamorata del mio dolore
Oh, ma Dio, voglio lasciarlo andare
Viene a letto [con me], non mi fa dormire da sola
Non potresti nascondere il vuoto, lo lasci palesarsi
Non avresti mai voluto che fosse così freddo
Semplicemente non avevi bevuto abbastanza da dirmi che mi ami
[Ritornello]
Non posso aggrapparmi a me stessa
Mi chiedo cosa ci sia di sbagliato in me
Litio, non voglio rinchiudermi dentro di me
Litio, non voglio dimenticare come ci si sente senza
Litio, voglio restare innamorata del mio dolore
Non voglio permettergli di buttarmi a terra questa volta
Di affogare la mia volontà di volare
Qui nell’oscurità conosco me stessa
Non posso liberarmi finché non lascio perdere, non mi lascio andare
Caro, ti perdono dopotutto
Qualsiasi cosa è meglio che essere soli
E alla fin fine immagino che dovevo cadere
Mi trovo sempre a mio agio in mezzo alla cenere
[Ritornello]
Oh, ma Dio, voglio lasciarlo andare

ballata dei vestiti di bianco…..Francesco Masala

27 Febbraio 2007 13 commenti


“Il 23 Gennaio è morto Francesco Masala alla veneranda età di 90 anni un poeta e scrittore sardo, anima provocatoria e maledetta,anarchico, ribelle, polemico sino all’esaurimento….che aveva la capacità di suscitarmi grandi emozioni con la sua amarezza e con l?uso di parole dotate di una impagabile musicalità che risvegliano in me profumi colori e sapori.
Chi scrive di lui e lo definisce così: ?Francesco Masala non è Dio. Non è neppure il suo legale rappresentante. È “un piccolo signore con gli occhi blu e lo sguardo scuro”, considerato che lo sguardo scuro, il viso severo, sono una prerogativa molto diffusa fra noi Sardi adulti, quando Francesco Masala sorride, come tutti gli altri Sardi adulti, lo fa progressivamente. Ecco, progressivamente è il termine più azzeccato: prima rilassa la ventina di muscoli facciali che contribuiscono a configurare l?atteggiamento severo del viso e dello sguardo, poi contrae i sette muscoli che ci permettono di ridere. Il passaggio dal viso scuro al viso allegro è appunto progressivo e si può cogliere se si scruta con attenzione, così come si può osservare lo svelarsi progressivo del disco del sole in un cielo gremito di nuvole. C?è anche fra noi Sardi, qualcuno lo avrà osservato, chi contrae i muscoli per ridere senza aver prima rilassato quelli del corruccio: costa una grande fatica: è forse questo il riso sardonico, aldilà dei miti e delle etimologie.?( Francu Pilloni da Paraulas n.2)
Io penso: Amo le persone che riescono ad esprimere il dolore col sorriso sulle labbra amo i contrasti e la dignità di che non si piange addosso? amo tutti quelli che combattono le ingiustizie o a volte con se stessi,amo le persone dimenticate ai margini?. Per questo mi piace Francesco Masala era un poeta per le persone dimenticate,un poeta dall?anima maledetta ?.
Ho conosciuto l?emigrazione, i miei zii erano emigrati nella svizzera tedesca. Ero piccola ma ricordo che non poterono portare con se i figli,perché una legge allora lo impediva e ricordo le scritte nei bar ?vietato l?ingesso ai cani e agli italiani??.

?Ballata dei vestiti di bianco? (Francesco Masala)
Ascoltate buona gente.. il dramma dell?emigrato.
Ascoltate, buona gente,
da quando mondo è mondo, sempre girano in tondo i vestiti di bianco.
Siamo nella stessa barca dal tempo di quando mai ,in un campo di grano dove il mietitore viene né oggi né domani né mai.
Amici malfatati, compagni di malasorte,
ascoltate questa storia, che è una storia di vita, una storia di morte.
Mio padre contadino aveva la pancia gonfia di pane d?orzo e d?acqua,
mietendo sotto il sole /le spighe arrugginite.
Mia madre, occhio di capra, era capra senza latte ogni notte, tutta notte, a una bambola di stracci cantava la ninna nanna.
Dopo sono venuti gli déi di Milano: Abbandona la terra, mi hanno detto, lavora nella fabbrica, diventerai operaio.
Mi hanno preso la terra /e questo mi è toccato: seminare mattoni, tubature, alambicchi, ciminiere di fuoco, trappole, trabocchetti, ordigni infernali: carica, scarica, monta, suda, fatica, smonta, avvita, spingi, gira, pinze, tenaglie, tira.
La fabbrica di nebbia camminerà da sola, è cibernetica: non sono diventato operaio, non sono più contadino, sono solo disoccupato.
/Una valigia legata con lo spago, emigrato in Germania: fabbriche di signori che ogni sera fanno la doccia al culo con acqua di rose. (…..)
Viviamo nei capannoni, siamo in mille lì dentro, chi dorme, chi mangia, chi fuma, chi beve, chi scrive, chi legge, chi sputa, chi prega, /chi bestemmia, chi scorreggia, chi va al lavoro, chi torna dal lavoro, giorno e notte, notte e giorno.
Oggi mi ha scritto una lettera /la mia povera moglie: «Perché non torni? Sono sola /come un solco senza seme».
Sdraiato in un angolo, penso a palma adorata. Farfalle della memoria e tarantole nere mi mordono il cuore: non so più chi sono.. non sono più nulla… camicia di forza.. librium.. doccia fredda..elettroshock..
Capito, buona gente? Sono tornato e mi hanno messo qui fra i vestiti di bianco che giran sempre in tondo sempre girano in tondo da quando mondo è mondo come poveri cristi a contare ogni giorno il tempo di quando mai in questo campo di grano dove il mietitore viene né oggi né domani né mai.”

morbide ali……

21 Febbraio 2007 29 commenti


“Libere ali volano verso il tramonto
Di mondi intatti e lucidi nelle sere di febbraio
Il sole scolorisce e pallido si adagia dietro la collina
Porta con se cupi pensieri
Ma al mattino dopo un timido bagliore
Ricompare sfolgorante
Come foto sovraesposta nasconde le rughe
E tutto ricomincia senza spazio per la malinconia
I secondi si rincorrono in una vertiginosa danza
Portando con se fili neri intessuti
Di vecchie ragnatele
Morbide Ali riprendono il loro volo
Aspettando il prossimo tramonto”

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Quando muore un poeta…………………..

14 Febbraio 2007 28 commenti



?Mio fiore di velluto
L?ultimo tuo petalo è svanito
Libero di?volare nella notte
Alla ricerca di mille isole
Isole di luce….
Darò l?acqua alla tua rosa
Che attende sotto la teca…
Continua a percorrere mille mari navigando
Col tuo fragile vascello…”

Mario Biondi
LA MORTE DEL POETA
________________________________________
(4/7 novembre 1975)
[A P.P.P. - Inedita]

quando muore un poeta
le nuvole mettono le mani alle tempie
i ragazzi sottili tremano
intingono un dito nella macchia delle lacrime
scrivono piano la parola amore

quando un poeta muore
il mare è una lavagna di cera
i gabbiani nella carta dell’aria
raccontano favole di malinconia
il cielo ha le dita sul viso

quando muore un poeta
le bandiere rinunciano al vento
la natura nasconde gli sguardi
il dolore del mondo è una pietra
la scolpisce il silenzio

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"Siamo i clown dal cuore spezzato………………."

13 Febbraio 2007 8 commenti



?A volte stanchi delle nostre radici
vestiamo variopinte maschere
per non soffrire,per non ripeterci?

la cartapesta irrigidisce sul nostro volto
un agghiacciante perpetuo sorriso

Ridi pagliaccio!!!!Urla la folla
?corri va?in scena

e prontamente
sfoderiamo 36 magici
cristalli d?avorio

per recitare la nostra parte
di questo strano breve copione

nascondendo mirabilmente
le tante crepe stuccate
a nuovo?”

?vesti la giubba? (Ruggero Leoncavallo)

Recitar! Mentre preso dal delirio
non so più quel che dico e quel che faccio!
Eppur è d’uopo… sforzati!
Bah! sei tu forse un uom?
Tu se’ Pagliaccio!
Vesti la giubba e la faccia infarina.
La gente paga e rider vuole qua.
E se Arlecchin t’invola Colombina,
ridi, Pagliaccio… e ognun applaudirà!
Tramuta in lazzi lo spasmo ed il pianto;
in una smorfia il singhiozzo e’l dolor…
Ridi, Pagliaccio, sul tuo amore infranto!
Ridi del duol t’avvelena il cor!

Noi siamo i pagliacci del dolore. Siamo i clown dal cuore spezzato. (De Profundis). Oscar Wilde

Ricordi…..

10 Febbraio 2007 13 commenti


?“Ricordi?..
memorie di un passato irraggiungibile
flebile litania
che sinuosa sfuma i pensieri
Padre a volte
Impotente
mi illudo di sublimare
e mi par di udirti nel mare
mi par che il tuo profumo
sia divenuto schiuma
il tuo rumoreggiare
maliardo fascino
di risacca che incanta.
Così, cerco rifugio
mi lascio trasportare
tra sfumature
Blu cobalto
e impareggiabile turchese

Ma d?improvviso
una nebbia mi assale
mi afferra
mi riconduce
alle terrene usanze
un dolore,
mi avvolge intenso
mi opprime
mi frantuma
ho davanti
i tuoi occhi di velluto?

Ma poi il pensiero
volge al mio presente
e la nebbia
prontamente si dissolve
come marea svanisci?
Perdonami papà
A pensarti sempre
rischierei d?impazzire?..

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Principessa di gelo…………………

9 Febbraio 2007 9 commenti


“La principessa di gelo temeva l?amore
Quando lo vide sentì il suo sguardo entrarle nel sangue
Ma non voleva cedere e quando lui risolse gli enigmi
Capì di aver perso, ma lui le disse ti avrò solo se scoprirai il mio nome
La principessa torturò Liù,
Ma la dolcissima Liù piuttosto che pronunciare il nome,
il nome di colui che amava tanto,
preferì morire,morire per amore.
La neve nel cuore di Turandot
cominciava a sciogliersi
ma non voleva cedere
fu solo dopo il bacio che capì
Cos?era l?amore..”

Qual’ è il vero amore???
L?amore di Liù che rispecchia il femminile classico?
L?amore più moderno di Turandot?
L?amore simbiotico?
L?innamoramento che brucia le vene??

L?amore….

Percorsi di sguardi abbacinati dal sole
su rovinose pianure disidratate dal vento
noi abbarbicati ad uno scoglio
ci lasciamo rotolare
verso isole
di vita
su battigie…
d?illusione

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claustrofobia…??????

8 Febbraio 2007 9 commenti


?Quanto sei piccola e indifesa,imbronciata
stai alla fontanella che si affaccia sul porto.
Il porto da cui tuo padre per l?ennesima volta partirà
e tornerà fra undici mesi,portato via da una nave bianca,
bianca come la solitudine,bianca come la sua divisa.
E quando tornerà come sempre lo guarderai
come si guarda uno sconosciuto,
che ti ha tradito e abbandonato ..
Ma dopo un mese davanti alla stessa fontanella
vedendo le valigie o la sua divisa
ti sentirai triste e piangerai perché
gli addii si sà ti portano via un po? di cuore.?

Se stai in un?isola conosci gli addii
conosci la malinconia che ti prende.
attorno ,il mare ,mare dovunque?.
e per scappare non avrai mai un treno
che ti protegga da questa strana claustrofobia?

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